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    La gentilezza

    gentilezza

    Oggi vorrei parlarti si una cosa che mi sta a cuore, probabilmente perchè la vivo ogni giorno attraverso le mie mani.

    Se ti dico Gentilezza a cosa pensi?

    Cos’è la gentilezza per te?

    Un “Grazie”, un “prego”, un “per piacere”.

    È quella persona che lascia il suo posto sull’autobus a qualcuno di più anziano (che, poi, se lo lascia a te ti senti male),

    è dare del “lei” alle persone più adulte (che, poi, se viene  detto a te ti senti male),

    è rinunciare a qualcosa di tuo per lasciarlo a qualcun altro?

     

    Probabilmente la gentilezza è ognuna di queste cose, ma se ti dicessi che ognuno di questi atti è “gentile” per convenzione?

     

    È gentile solo perché ti è stato insegnato che si fa così se vuoi essere una persona per bene.

    Ecco, ora pensa al tuo bambino/a o a te stessa/o in ufficio o sul posto di lavoro.

    Tuo figlio vorrebbe tanto prestare un pastello al suo amico o allungargli un fazzoletto di carta perché lo vede in difficoltà col naso gocciolante, ma, non può.

    Tu vorresti tanto avvicinarti al tuo collega, scambiare due chiacchiere sincere, guardarlo negli occhi, magari, prestargli al tua cucitrice che funziona meglio della sua, ma, non puoi.

    Lo stesso faresti con il posto sull’autobus, probabilmente.

     

    Vedi come cambiano le convinzioni a seconda del momento, di quello che hai imparato e di quello che è giusto “per convenzione“?

    Convenzione è un termine generico per indicare l’accordo o il contratto intercorso tra due o più soggetti mediante il quale le parti regolano i propri interessi.

    Torniamo alla gentilezza.

    Come ti immagini una persona gentile?

    Molte volte una persona gentile viene scambiata per un debole, un sottomesso, una persona servizievole.

    Si tende a pensare che le persone più “rudi” siano anche persone forti.

    Il ragazzo che nel traffico suona il clacson all’impazzata sa il fatto suo.

    La mamma che allontana sua figlia dagli altri bambini per paura, sa il fatto suo.

    Il marito o la moglie che pretende che ci sia ordine in casa a suon di urlate sa il fatto suo.

     

    Sicura/o?

     

    Hai mai visto sbocciare un fiore con un un’irruenza tale che, nel momento stesso in cui sboccia, appassisce?

    Hai mai visto salire e scendere la marea con un impeto tale da distruggere tutta la vita che sta dentro le sue acque?

     

    No.

     

    Perché la gentilezza è un’altra cosa.

    La gentilezza è amare con ogni parte del tuo corpo e della tua anima quello che stai facendo.

    Amare vuole dire farlo in presenza, portando attenzione a ciò che si fa e a come si fa.

    Portando attenzione ai gesti che fai per portare a termine o affrontare una situazione, una persona, un evento.

    Gentilezza significa vedere in quell’evento la tua possibilità di crescita e rispettarlo per questo.

    Vedere nella persona con cui ti stai interfacciando tutto il suo vissuto, riconoscere la madre o il padre, il compagno o la compagna e rendere quel momento arricchente per entrambi.

     

    Provo a spiegartelo:

     

    Immagina di essere dal salumiere, osserva le persone in turno prima di te e vedi quante di loro, al momento di pagare, si limitano a togliere dei soldi dal portafoglio per allungarli a colui che sta al di là del banco in modo automatico, col viso basso e la fretta di uscire col sacchetto in mano.

    Eppure al di là del banco c’è una persona che è lì dalle 6 del mattino e che ha delicatamente riposto tutta la sua merce sul banco perché tu la trovassi pronta.

    Ha avuto cura di ordinarla dai suoi fornitori e ha cercato, negli anni e con l’esperienza, i fornitori migliori, quelli con la merce migliore e salutare.

    Eppure al di là del banco c’è un padre o una madre che avrebbe voglia di tornare a casa dai figli o dal compagno/a, ma è lì perché sta dando un servizio, sta lavorando e lo sta facendo nel migliore dei modi e per questo è ripagata/o non solo finanziariamente.

    Eppure al di qua del banco c’è una persona che ha appena finito la sua giornata lavorativa  e che ha fretta di andare a casa e quei soldi le servono per la cena, per il cibo, quindi per qualcosa di vitale che le farà passare un’altra giornata con lo stomaco non sofferente.

    Eppure quei soldi sono stati guadagnati con amore per il tempo impiegato a guadagnarli, perché limitarsi a toglierli dal portafoglio, a testa bassa, senza onorare quel passaggio con un “grazie” gentile verso tutte le occasioni che hanno permesso che questo scambio potesse avvenire?

    Sono in salute perché sto facendo la spesa.

    Ho i soldi per mangiare.

    Ho chi mi aspetta a casa.

    Ho il tempo.

    Grazie.

     

    E quel “Grazie” è gentilezza verso ogni gesto che ti porta a cenare anche questa sera.

    La gentilezza è potente, davanti ad un gesto di gentilezza si resta completamente disarmati, è una coccola profonda che lascia una sapore balsamico in bocca e una sensazione di tepore dentro.

    La gentilezza non è una convenzione e non si esercita per convenzione, è un “Grazie” che parte dal profondo e che migliora ognuno di noi.

    Cos’è per te la gentilezza?

    Fammelo sapere, se ti va.

    Ti aspetto.

    5 Marzo 2021
    Tags: gentilezza, gesto, respiro
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