L’attesa
11 dicembre 2014: l’attesa.
Arrivo la sera di questa lunga giornata, arrivo per aggiungere la prima storia al mio Diario di bordo.
Da 5 anni, quando arriva questo giorno, si riaccendono memorie , si ripresentano immagini e si rivivono emozioni.

Le mie emozioni profumano di pelle morbida che sa di vaniglia, di disinfettante e di corsia di ospedale.
Le immagini ripercorrono quei lunghi corridoi asettici resi più luminosi da disegni di Bambi e scoiattoli.
Quante volte li avrò guardati? Potrei ridisegnarli ora.
Le memorie parlano di attesa e di beffa. L’attesa di una mamma e di un papà che, in cuor loro, non avrebbero voluto lasciare che la propria bimba vivesse l’inevitabile e la beffa di chi si è visto allungare quest’attesa di un altro interminabile giorno.
L’11 dicembre, per me, ha assunto un valore forte che definirei “resilienza“. Ho capito, quel giorno, l’importanza dello “stare” quando vorresti scappare e il valore del silenzio davanti ad una mamma che piange. Ho capito cosa si intende con la frase “i bambini li mettiamo al mondo, ma non sono nostri”. Ho capito che quel piccolo fagotto che tenevo in fascia era arrivato per insegnarmi più di quanto io pensassi.
Un abbraccio a tutte le mamme e a tutti i papà che stanno consumando le piastrelle di lunghi corridoi di ospedali, soffermandosi, di tanto in tanto, sulle luci natalizie che brillano fuori da quei finestroni.
A domani, col primo post FB legato all’articolo “Ti sei mai sentita inadeguata?“.
Ti aspetto.

