Quant’è scomoda la malattia?
Tanto…o forse no.
“Bisognerebbe vivere tutto il tempo dell’anno in un paese mite, vicino al mare, allora ci si ammalerebbe meno”
Quante volte l’ho sentito dire e quante volte l’ho detto anch’io.
Va bene, io sono scusata perché il mio amore viscerale per il mare e il caldo mi fa vedere solo i lati positivi di entrambi.
Ma è veramente così?
Freddo ≠ Malattia
Esatto, la malattia non è da correlare al freddo.
Non dovrebbe essere una novità, ma sento ancora molto spesso persone che si lamentano che, con l’arrivo del freddo, si ammalano più spesso o che, ad ammalarsi, sono i figli con tutto ciò che ne deriva.
La ciclicità delle stagioni andrebbe assecondata, non contrastata.
Ciò significa che stare all’aria aperta aiuterebbe tutti a stare meglio.
Esistono giacche confortevoli con le quali poter uscire e godere anche delle giornate autunnali ed invernali, soprattutto dopo che siamo stati tutto il giorno in ufficio o a scuola.
Forse il vero inghippo sta proprio lì, passiamo gran parte della giornata in ambienti chiusi, spesso troppo caldi (o troppo freddi d’estate), insieme a tante persone che, volenti o nolenti, si fanno veicoli di virus e batteri.

Com’è il rapporto del genitore con la malattia del figlio?
Quando un bimbo si ammala scattano varie componenti “scomode” legate al senso di colpa e al dover rallentare i ritmi proprio nel mezzo dello sprint finale di una staffetta.
Almeno, per me, è stato così fin da subito.
Sto parlando dei “mali di stagione”, ma il concetto, espanso e ingigantito, è valido anche nei casi più estremi. Quello che scatta, nel profondo, è il senso di colpa di una mamma che avrebbe voluto fare di tutto perché ciò non accadesse e la difficoltà di far combaciare il tutto con le attività che gravitano intorno alla famiglia.
Questo accade anche a noi, ci ammaliamo e la prima cosa a cui pensiamo è “Ecco, ieri non dovevo uscire” “Ecco, ora come lo dico al lavoro? Vado lo stesso perché devo terminare il mio progetto“.
La malattia arriva accompagnata da mille domande, mille interpretazioni, poche reali soluzioni.
Ne parlo spesso con le mamme che incontro o con le persone che vengono per un trattamento.
Quindi?
Il tema è davvero ampio e articolato, ma cercheremo, insieme, nel corso del mese, di lavorare su due aspetti legati tra di loro.
Lavoreremo quindi su :
–Il corpo fisico
–L’atteggiamento mentale
Ti darò delle chiavi di interpretazione diverse, lavoreremo sulla prevenzione e sul “perché” i sensi di colpa non servono e serviranno a nulla in questo caso.
J.L. Still, fondatore dell’Osteopatia, affermava.
La salute si basa sulla capacità naturale dell’organismo umano di resistere e combattere gli influssi nocivi dell’ambiente e di compensarne gli effetti facendo fronte, con adeguate riserve, allo stress abituale della vita quotidiana e al grave stress occasionale imposto dagli eccessi dell’ambiente e dell’attività.
La malattia comincia quando questa capacità naturale si riduce o quando viene superata o sopraffatta da influenze nocive esterne o interne.
Ammalarsi, quindi, è un mezzo che il nostro organismo ha anche per comunicarci che, forse, da qualche parte dovremmo cominciare a prenderci un po’ cura di noi.
La malattia fa parte del viaggio, quando accade, assecondiamola ascoltandola!
Vedremo insieme qualche passo da fare per renderla nostra alleata.
A giovedì.
Ti aspetto.


