Allena il corpo e la mente
Quando fa capolino una patologia, senza entrare in casi specifici, accade qualcosa a livello cerebrale di davvero interessante.
Parliamo della suddivisione della cervello in: Rettiliano, Limbico e Neocorteccia.
La suddivisione risale agli anni ’70 ed è stata formulata da Paul McLean, neuroscienziato.
Cos’è il triune brain (cervello trino)?
Semplificando molto questa suddivisione, che ti invito ad approfondire, i tre strati hanno competenze diverse.
–Rettiliano: tronco encefalico, sede degli istinti primari e di attacco/fuga, associata all’inconscio
–Limbico: sistema limbico, sede delle emozioni, associata al preconscio
–Neocorteccia: sede del linguaggio, mente e pensiero, raccoglie tutte le informazioni cognitive e razionali, associata alla ragione
Nel linguaggio antico, per chi ha studiato i libri di Patanjali, si parla di vrtti (fluttuazione della mente) e di citta (cognizione).
Leggendo questi studi non ho potuto fare a meno di pensare a quello che affronta il cervello davanti ad una malattia, di qualsiasi entità. A seconda del vissuto di quella persona rispetto ad una malattia o, attenzione, del vissuto delle persone più prossime, questa avrà delle reazioni diverse a seconda dello stato emotivo che ha imparato ad utilizzare una volta ammalato.
Nella filosofia yogica si parla di: Vikalpa come concettualizzazione, ovvero la categorizzazione delle informazioni dal mondo esterno che, secondo Patanjiali, vengono suddivise da citta in sgradevoli (dvesa) o gradevoli (raga) e, di conseguenza, messe in oblio (nidra) o in memoria (smrti).
Nella scienza moderna ho subito collegato il tutto al meccanismo rettiliano di lotta/fuga.
Quindi, riassumendo, la persona si trova davanti ad una situazione, e, se il cervello vive questa situazione come pericolosa o sgradevole non farà altro che catalogarla come tale e fuggire senza affrontare davvero il messaggio che porta.
Abbiamo, quindi, la possibilità di lavorare su questo stato della mente e su come affrontare l’argomento “malattia”, cercando quello che significa o a cui ci rimanda il termine “patologia” per noi.
Ancor più abbiamo la splendida possibilità di farlo con i nostri figli, se prima l’avremmo fatto su di noi.
Non sarebbe più fluido affrontare momenti potenzialmente tristi e difficoltosi, con forza, serenità e resilienza?

Gli esercizi di oggi sono fisici.
Si possono attenuare lo stato d’ansia e confusione mentale con gli esercizi corporei tipici delle tecniche yoga (yoga-asana e pranayama) che lavorano sul “sintomo” anziché sulla causa scatenante. Tutte le pratiche di yog-asana e pranayama, siano esse più passive o più attive, sono molto utili. Le pratiche più passive, inducendo un rallentamento del ritmo respiratorio, contribuiscono ad attenuare i sintomi fisiologici dovuti a condizioni di stress emotivo. Analogamente, pratiche più attive allenano la capacità discriminatoria che può agire senza il rumore di fondo dei pensieri soggettivi. (da un articolo di Chiara M.Travisi)
Pratiche passive: pranayama incentrate sull’espirazione, posizioni in avanti con supporto per la fronte o posizioni supine di apertura del torace anteriore
Pratiche attive: sequenze di asana (posizioni)
Lo yoga può essere fatto anche con i bambini, personalmente uso un gioco che trovo molto carino e che Clelia ama molto: “Namastè: il gioco dello yoga“.
Nei prossimi giorni pubblicherò alcuni esercizi utili e giochi da poter condividere con i propri figli in questi giorni dove stiamo riscoprendo il valore del tempo.
Ti aspetto.





